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SCOMPARSO DUILIO LOI LEGGENDA DEL PUGILATO
varie sport
 
foto                              SCOMPARSO DUILIO LOI LEGGENDA DEL PUGILATO La notizia della scomparsa di Duilio Loi ci ha colto di sorpresa.

Nel prossimo numero di " Millepiumille" che viene pubblicato lunedì 21 gennaio, nella rubrica " Che fine hanno fatto?" parliamo proprio del grande campione, attraverso una intervista alla figlia Bonaria realizzata da Tania Croce.

Esprimiamo profondo cordoglio alla figlia Bonaria ed alla famiglia e riportiamo per intero l´ intervista:

" Un volto pulito dello sport di un tempo: Duilio Loi"

La storia del più grande pugile italiano del dopoguerra, raccontata dalla figlia Bonaria V. Loi

" E´ un peccato che noi teniamo conto delle lezioni della vita solo quando non ci servono più a niente" affermava Oscar Wilde ed io concordo ed aggiungo che sarebbe un peccato non tenere conto della lezione appresa da un grande pugile italiano come Duilio Loi, che viene ricordato con entusiasmo ed amore dalla figlia Bonaria.
Ho avuto la fortuna ed il piacere di ascoltare le parole della signora Bonaria V. Loi il 5 dicembre scorso al telefono e mi sono esaltata e sorpresa per il modo in cui questa donna mi ha raccontato la sua infanzia e l´adolescenza accanto ad un padre che è stato campione d´Italia, d´Europa e del Mondo e che pur avendo disputato 126 incontri (115 vittorie, 8 pareggi, 3 sconfitte) e raccolto i consensi della stampa e l´ammirazione del suo pubblico, è rimasto un uomo integro e un personaggio pulito dello sport di un tempo.
«Mi piacerebbe che mio padre fosse ricordato così - mi ha confessato Bonaria - oggi mancano esempi del genere, papà pur avendo una vita impegnata, malgrado fosse un uomo di successo, ha messo sempre la famiglia al primo posto.
E´ stata una figura maschile solida per me e per le mie sorelle, ci ha fatto sentire importanti. Con il suo esempio abbiamo imparato come vanno trattate le donne, ci ha dato certezze che ci sono servite per affrontare la vita come mogli e come madri. Ricevo spesso complimenti che riguardano la carriera di mio padre e ne sono felice, ma lo sono ancora di più, quando mi dicono che è stata una brava persona.
L´altro giorno un signore mi ha detto: " E´ un onore conoscerla perché lei è proprio figlia di un grande uomo" questo per me è fantastico».

Io sto cercando molte notizie sui campioni dello sport per la mia rubrica e mi sono soffermata sull´articolo di un giornalista che mi ha permesso di contattarla.

«Si, Rocky Giuliano».

Sono stata colpita dal lato umano di Loi, come lo ha descritto Giuliano.

«Orlando Giuliano in arte Rocky Giuliano, conosce talmente bene mio padre che potrebbe esserne il suo biografo. Papà è stato un uomo estremamente simpatico, con la battuta pronta, sempre carino, molto affascinante, la sua personalità ha lasciato il segno nel ricordo della gente. Ha gestito con autonomia il suo lavoro, decideva lui come comportarsi, non si lasciava influenzare da un organizzatore o da un manager.
E´ approdato al pugilato non per fame o per disperazione, frequentava l´Istituto Tecnico ed è capitato in una palestra a Genova seguendo i suoi amici, andava ad allenarsi di nascosto da sua madre.
Mia nonna che aveva perso il marito in guerra a causa di un bombardamento al largo di Pantelleria, non voleva assolutamente che suo figlio facesse la boxe, preferiva continuasse gli studi».

Era molto protettiva ed apprensiva allora?

«Mia nonna? Era una triestina, molto moderna, una donna cinquant´anni avanti come testa; né apprensiva, né protettiva.
A Trieste, prima della guerra, suo fratello aveva fatto il boxeur da dilettante, aveva quindi avuto un po´ d´esperienza verso questo sport, papà con la sua aria birichina che non ha mai perso, ci raccontava divertito che la nonna prima gli aveva mandato i carabinieri in palestra per dissuaderlo e poi capendo il suo stile innato, gli aveva detto: " O ti impegni al massimo oppure ti picchio io prima che lo facciano gli altri" , lei era così. " I pugni fanno male e non bisogna prenderli" - papà ripeteva sempre questa frase pronunciata dalla nonna!»

Abbiamo riso.

«Aveva capito che mio padre aveva stoffa, un talento naturale, uno schermitore che ha praticato la vera ´arte nobile´ e che ha creato un suo stile. Studiava gli avversari e nulla era lasciato al caso, sapeva combattere con intelligenza, mettendo anima e cuore.
Quando mi hanno dato la notizia che papà era entrato nella Hall of Fame, una sorta di Oscar dello sport internazionale, ero al settimo cielo. Sono andata in America per ritirare il premio in sua vece ed ho incontrato Carlos Ortiz (pugile portoricano cui strappò il titolo mondiale dei pesi welter jr.). Sono stati giorni di intensa commozione, Carlos mi ha fatto rivivere momenti bellissimi, il suo racconto mi ha riportato indietro nel tempo, sottolineava la grinta di mio padre, la sua forza, descriveva il suo modo di boxare, il suo continuo cambio di guardia inaspettato, e del modo in cui Duilio lo aveva battuto e mi disse: " In certi momenti non riuscivo a capire da che parte arrivassero i colpi" . Il complimento di un avversario, un grande pugile che aveva dieci anni in meno e che dopo il ritiro di papà ha continuato una brillante carriera, mi ha portato alle stelle».

Era il primo settembre 1960, lo stadio di San Siro a Milano era gremito di spettatori, 90.000 persone, Duilio Loi divenne campione del mondo. Leggo che quel memorabile incontro ebbe un incasso record di oltre 100 milioni, uno dei più alti mai registrati in Italia per un incontro di pugilato.
Fu un evento straordinario?


«Si, un evento indimenticabile, straordinario. Non ho mai visto dal vivo un incontro di mio padre, non ci era permesso, era categorico, non voleva, neanche la mamma, solo la nonna lo seguiva. Diceva che non avrebbe combattuto tranquillo, considerava una ´pagliacciata´, vedere i bambini, i suoi bambini attorno al ring. Ha avuto sempre molta riservatezza verso la famiglia e mia madre lo assecondava».

Mi viene in mente la scena del film ´Rocky´ (Sylvester Stallone) quando lo stallone italiano chiama in lacrime la moglie Adriana dopo l´incontro.

«Ma per l´amor del cielo, noi siamo cresciuti con un rifiuto per queste cose. Io e mio fratello quando si è svolto l´ultimo Campionato del mondo che ha rivinto con Eddie Perkins, volevamo vedere almeno una volta un suo match e senza dire nulla alla mamma, abbiamo preso un taxi e siamo arrivati al Palazzetto dello sport, abbiamo detto: " Noi siamo i figli di Duilio Loi e dobbiamo raggiungere la nonna" e ci hanno portato da lei. La nonna quando ci ha visto ha esclamato: " E adesso il papà come reagirà? Dovete andare subito a casa!" , mia nonna era seduta a bordo ring come sempre, in quel momento si è sentito un boato e lui che giungeva con la bandiera italiana e la polizia al seguito, con la coda dell´occhio ci ha visto, un´occhiata che ancora ricordiamo, con la mano ci ha fatto segno di andare via. Così la nonna ci ha fatto riaccompagnare a casa e noi non abbiamo mai visto un match di papà.
Ci era permesso assistere alle esibizioni, una scherma non competitiva, anzi, ci faceva divertire. Durante l´estate ci trasferivano a Porto Recanati, campo d´allenamento per papà e vacanze per noi, così la famiglia era riunita ed è in questo piccolo paese che papà organizzava queste esibizioni per beneficenza. Io e mio fratello ci divertivamo molto andando il palestra con papà, vedevamo come faceva le figure allo specchio, a me piaceva da morire la boxe».

Però non l´ha praticata?

«Ma non scherziamo, noi siamo contrarissimi alla boxe femminile, un conto è sapersi difendere, altro è praticare uno sport che di femminile non ha nulla. Andavamo in palestra col papà per giocare, per fare ginnastica, era un gran divertimento e faceva bene al corpo ed allo spirito.
Alla mattina quando non c´era scuola, andavamo con lui a fare footing, anche se non riuscivamo a correre tutti quei km, era bello seguirlo, c´era un amico che gli faceva da autista, ci seguiva e spesso noi salivamo in macchina, mentre lui proseguiva la sua corsa.
Per noi l´attività del papà che anziché fare il medico o l´operaio faceva il pugile, era un lavoro come un altro. Adesso è tutta un´altra cosa la boxe, noi in famiglia la viviamo così, volgare come è praticata, volgare l´ambiente.
Non era così prima, attorno al ring oltre ai personaggi famosi, c´era un pubblico vario. La boxe piaceva anche alle donne e non perché papà fosse un bell´uomo, ma per come era praticata, era una boxe diversa.
I suoi incontri erano un evento, pensi che a Milano si diceva Natale con i tuoi e Santo Stefano con Loi, la gente paragonava un match di mio padre ad una prima della Scala.
Quando mio padre si è ritirato aveva 32 anni, sapeva di essere arrivato all´apice del successo e proseguire sarebbe stata una parabola discendente e lui non desiderava essere ricordato perdente, per se stesso, per i suoi figli, per il pubblico, infatti, ha vinto e si è ritirato. Noi lo sapevamo, una volta ci ha detto: " Quando si arriva alla vetta più alta, inesorabilmente si scende ed io non voglio lasciare questo ricordo" .
" Lo sportivo che fermava la città e i tram" è il titolo accattivante di un bellissimo articolo scritto di recente da Giuliano Orlando sulla Gazzetta dello Sport. C´era quella sera in una Milano di tanti anni fa, un incontro di mio padre, il tram era pieno di gente, il traffico rallentava e il match sarebbe iniziato di lì a poco allora il tranviere d´accordo con i passeggeri, fermò il tram davanti ad un bar e tutti entrarono per vedere l´incontro.
Sono tanti gli aneddoti che potrei raccontare, ma uno in particolare può far ben capire il carattere di questo grande uomo e grande papà.
In un noto ristorante di Milano, eravamo a pranzo con tutta la famiglia. Un ammiratore voleva avvicinarsi a papà per chiedere l´autografo ed il proprietario in buona fede, pensando di proteggere la nostra privacy, cercò di allontanare questo signore dicendogli: " Ma basta non lo deve disturbare, lo lasci mangiare in pace" .
Mio padre allora è intervenuto dicendo: " Si avvicini pure, non disturba nessuno" .
Poi rivolgendosi al proprietario del ristorante che era anche un suo amico, ha esclamato: " Ascoltami, quando faccio i matchs sono le persone come questo signore che pagano il biglietto per vedermi e riempiono lo stadio e permettono a me di venire nel tuo ristorante a pagare il conto" .
La classe è innata, questa classe, la sta dimostrando anche oggi, affrontando una terribile ed ingiusta malattia con la stessa grinta e dignità con le quali ha vissuto.
Chi ci aiuta nel curarlo, lo ama come lo ha amato il suo pubblico.
Combatte ancora una battaglia, questa volta impari, ma con la stessa forza che Carlos Ortiz, suo amico avversario mi ha ricordato in un´ultimo messaggio, un video fatto apposta per lui, dove Carlos gli dice: " Duilio sei forte, fortissimo, io lo so che devi continuare ad essere come io ti conosco. Combatti e vincerai" .
Ha sorriso, ancora una volta ironico e birichino, si è commosso, ma non è riuscito a rispondere. Terribile per lui che ha tenuto testa con la stessa dignità agli avversari del ring e della vita».

All´alba del 20 gennaio 2008, il mito della boxe italiana degli anni ´50 e ´60, si è spento, sopraffatto dal morbo di Alzheimer.

Tania Croce
 

Pubblicata il 20-01-2008 da acsi nazionale

 
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