Ieri, 11 giugno, Bari ha ospitato una nuova tappa del progetto “Neanche con una rosa”, iniziativa nazionale che mira a diffondere la cultura del rispetto e della prevenzione della violenza in tutte le sue forme. L’evento, promosso da ACSI e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha ricevuto il patrocinio del Comune di Bari.
Il capoluogo pugliese ha rappresentato una tappa simbolica e strategica di un percorso volto a costruire consapevolezza e responsabilità collettiva. Il progetto invita a riflettere anche sulle forme più sottili di violenza, ricordando che nessuna manifestazione di sopraffazione può essere giustificata, nemmeno se espressa attraverso gesti apparentemente simbolici o culturalmente accettati.
Dopo i saluti istituzionali del Sindaco Vito Leccese e dell’Assessore Michelangelo Cavone, i lavori sono stati aperti dal Presidente Nazionale ACSI, Antonino Viti, e da Patrizia Sannino, Responsabile Nazionale Progetti. L’incontro ha visto un confronto arricchito dai contributi di esperti e rappresentanti del mondo istituzionale e associativo, tra cui Nicola Sardaro (Ministero del Lavoro), Maria Pia Vigilante (Avvocata e Presidente Associazione Giraffa APS), Marcella Loporchio (Presidente ASD Fight for Your Life) e Giuseppe Ceglie (Direttore Ripartizione Personale Comune di Bari).
Tra gli interventi più significativi, quelli di Emanuele Bruno e Stefano Maniscaldo, campioni rispettivamente di judo e karate, co-ideatori del metodo JK Defense Donna. Il programma di autodifesa e empowerment insegna consapevolezza, prevenzione, autostima e reazione efficace, utilizzando leve articolari del judo e colpi mirati del karate. “Da campioni – hanno dichiarato i due maestri – crediamo che lo sport debba avere una responsabilità sociale nell’insegnare sicurezza, consapevolezza e prevenzione. Judo e Karate insieme diventano un linguaggio di rispetto, coraggio e autodifesa. Essere qui significa mettere la nostra esperienza al servizio di una causa che riguarda tutti”.
Il presidente ACSI, Antonio Viti, ha sottolineato: “Siamo convinti che educazione, sport e partecipazione siano tra gli strumenti più efficaci per prevenire fenomeni di violenza e discriminazione. Lo sport insegna che la forza non consiste nel prevalere sugli altri, ma nel controllare se stessi e nel riconoscere il valore dell’avversario”.