Si è svolta il 18 e 19 febbraio 2025 la terza edizione del Forum Osservatorio Valore Sport organizzata da The European House – Ambrosetti (Teha); nella occasione sono state presentate e discusse le principali evidenze del Rapporto “Osservatorio Valore Sport 2025”. https://www.sportesalute.eu/studiedatidellosport/blog-studi-e-dati-dello-sport/rapporto-osservatorio-valore-sport-2025.html
Il Rapporto è stato realizzato da TEHA Group con il supporto di CONI, CIP, Istituto per il Credito Sportivo e Culturale – ICSC, Sport e Salute, Amadori, Decathlon, FitActive, Gatorade, Generali Italia e Matrix Fitness Italia per l’Osservatorio Valore Sport.
I DATI PRESENTATI FANNO RIFERIMENTO AL TRIENNO 2021-2023.
L’Osservatorio Valore Sport si pone la missione di: “diventare la prima piattaforma multistakeholder in Italia per il posizionamento strategico e qualificato del settore dello sport, supportato da dati chiari e scientifici, dall’elaborazione di stime e valutazioni di impatto efficaci e dallo sviluppo di proposte di policy coerenti e condivise.” Osservatorio Valore Sport è un’iniziativa ideata nel 2022 da The European House – Ambrosetti (TEHA) per esaminare, misurare e dimostrare gli impatti e il valore derivanti da uno stile di vita attivo.
PREMESSA DAL DOCUMENTO DI SINTESI DEL RAPPORTO
In Italia, nel 2023, lo sport ha trovato un riconoscimento istituzionale fondamentale: il Parlamento italiano ha approvato in via definitiva l’inserimento dello sport in Costituzione attraverso la modifica dell’articolo 33, che sancisce ufficialmente l’attività sportiva come diritto fondamentale ed elemento essenziale per il benessere individuale e collettivo. La nuova formulazione recita: “La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme.” Si tratta di un passo significativo che pone lo sport al centro delle politiche pubbliche italiane, ribadendone il ruolo essenziale per la crescita personale, la coesione sociale e la promozione di uno stile di vita sano. La Carta Europea dello Sport del 1992 definisce lo sport come “qualsiasi forma di attività fisica che, attraverso una partecipazione organizzata o non, abbia per obiettivo l’espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica, lo sviluppo delle relazioni sociali o l’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli”. In continuità con questi concetti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha predisposto nel 2020 le linee guida per l’attività fisica minima necessaria per mantenere un adeguato stato di salute. Secondo le linee guida, i bambini e gli adolescenti (5-17 anni) dovrebbero praticare almeno 60 minuti al giorno di attività moderata o intensa, fondamentale per lo sviluppo fisico e cognitivo. Agli adulti (18 anni e oltre) è invece raccomandato il raggiungimento di almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica di intensità moderata.
ALCUNI DATI
L’Italia risulta il 4° Paese OCSE più sedentario, con l’80,3% della popolazione che non raggiunge adeguati livelli di attività fisica, un dato superiore alla media OCSE del 59,6%. Critici i livelli di sedentarietà registrati tra i bambini e gli adolescenti: secondo gli ultimi dati riferiti al 2021, l’Italia registra la peggiore posizione tra i Paesi OCSE: il 91,7% dei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni non raggiunge un livello sufficiente di attività fisica (almeno 60 minuti al giorno di attività moderata o intensa).
Mantenendo il perimetro di analisi in linea con le indicazioni dell’OMS (almeno 150 minuti a settimana per gli adulti), dai dati emerge che il 62,8% della popolazione italiana non raggiunga queste linee guida, ovvero non pratica sport (34,7%) o svolge solo qualche attività fisica (28,1%). Nell’ultimo ventennio si è assistito però a un significativo calo di chi non pratica mai sport (-5,6 p.p. tra il 2001 e il 2023).
La sedentarietà osservata sul territorio nazionale è stata ulteriormente approfondita dall’Osservatorio grazie all’indagine “Aspetti della vita quotidiana” di Istat, i cui dati consentono di esaminare il fenomeno in profondità e di correlarlo ad altre abitudini e stili di vita.
Impatto dell’attività fisica sulla salute delle persone e sulla sostenibilità del sistema socio-sanitario
· La speranza di vita alla nascita è in costante aumento in Italia. Tuttavia, questa crescita è accompagnata da una quota significativa di anni vissuti non in buona salute, che nel 2023 rappresentano il 28,7% del totale.
· L’invecchiamento della popolazione è accompagnato da un aumento della prevalenza di patologie croniche e del loro impatto sulla salute. Le persone oggi affette da almeno una malattia cronica sono il 40% del totale, una quota prevista in crescita nei prossimi 15 anni fino a raggiungere il 45%. Nel 2023, il 47% delle persone tra i 65 e i 74 anni presenta più di una malattia cronica, una percentuale che sale al 66% tra gli over 75.
· L’Osservatorio ha condotto approfondite analisi sulla letteratura scientifica di riferimento, studiando quali sono le patologie croniche maggiormente correlate a uno stile di vita sedentario. In particolare, la sedentarietà contribuisce all’insorgenza di neoplasie (5,8% del totale in Italia sono provocate da insufficiente attività fisica), malattie renali e metaboliche (5,1%), malattie cardiovascolari (3,7%), patologie psicologiche (2,2%) e malattie neurodegenerative (0,6%).
· Agli impatti per la salute direttamente imputabili alla sedentarietà vanno anche aggiunti altri effetti derivanti da stili di vita correlati: dalle analisi della letteratura scientifica e dei database internazionali emerge infatti che uno stile di vita sedentario è frequentemente associato ad altri comportamenti non salutari: le persone fisicamente attive hanno una propensione al fumo inferiore del -12% rispetto ai sedentari; le persone fisicamente attive hanno una propensione al consumo di alcol inferiore del -2% rispetto ai sedentari; le persone fisicamente attive hanno una propensione a consumare abitualmente frutta e verdura del +42% superiore e consumare abitualmente carni bianche del +37% superiore rispetto ai sedentari.
· Attraverso l’analisi dei dati Istat è possibile dimostrare oggettivamente un ulteriore impatto dell’attività fisica, quello sul benessere mentale: ad una maggiore attività fisica, infatti, è associato un incremento della percezione del benessere psicologico e della soddisfazione per la propria vita.
· Per ogni sedentario che diventa attivo, il Paese evita 322 Euro di spesa sanitaria. Se l’Italia raggiungesse la quota di sedentari dei top-3 Paesi più virtuosi dell’OCSE, la sedentarietà diminuirebbe del -55%, generando un risparmio annuo di 3,2 miliardi di Euro.
· La prevenzione è un ambito spesso sottovalutato sia a livello istituzionale, come dimostrano le limitate risorse economiche allocate, sia dai cittadini stessi; le risorse destinate dall’Italia alla prevenzione pesano per solo il 4,5% della spesa sanitaria complessiva, anche in questo caso un’incidenza ben al di sotto delle nazioni europee più virtuose.
Impatto sulla economia
Oltre a garantire salute e benessere individuale e collettivo per la popolazione, lo sport rappresenta un significativo motore per l’economia e l’occupazione.
La prima definizione statistica armonizzata di filiera dello sport è stata condivisa nel 2007 attraverso la c.d. Definizione di Vilnius 2.0, una mappatura di 400 settori economici inclusi nel perimetro di attività industriali e di servizi impattate dalla pratica sportiva.
Tali settori sono classificati su tre livelli:
→ attività sportive, ovvero le attività direttamente collegate alla pratica sportiva e attività di club, enti e organizzazioni sportive;
→ attività strettamente connesse, ossia tutte quelle attività che forniscono beni e servizi (input) necessari allo sport;
→ attività connesse in senso lato, ovvero tutti i beni e servizi che utilizzano lo sport come input, collegati alla pratica sportiva ma che non sono necessari per fare sport.
· Nel 2022, la filiera estesa dello sport è composta per il 17% dalle attività sportive dirette, per il 46% dalle attività strettamente connesse allo sport e per il 37% dalle attività connesse in senso lato. Nel complesso lo sport abilita la generazione dell’1,4% del PIL italiano.
· Con oltre 412.000 lavoratori attivati nel 2022 che sono stimati a oltre 425.000 nel 2023, la filiera estesa dello sport italiano contribuisce all’1,6% dell’occupazione nazionale. Nel 2022, analizzando i dati a consuntivo di ICSC, i lavoratori della filiera dello sport sono suddivisi in 87.000 direttamente nel settore delle attività sportive, 215.000 nelle attività strettamente connesse e 110.000 coinvolti nei servizi legati in senso lato.
· Un secondo elemento di attrattività e competitività dell’ecosistema sportivo nazionale è quello legato al turismo. Secondo i dati Eurostat, l’Italia è il 3° Paese in UE-27 per attrattività turistica, con 447 milioni di presenze nel 2023, solo dietro a Spagna e Francia. Il turismo sportivo e outdoor incide per l’8% degli arrivi turistici in Italia, posizionandosi come 4° motivo per visitare il Paese. L’attrattività turistica risulta però non omogenea all’interno del territorio nazionale. In particolare, emerge una maggior propensione delle Regioni del Nord ad attrarre e accogliere i maggiori flussi di turisti sportivi, al contrario delle Regioni del Sud.
Accessibilità allo sport
Nel 2024 l’Indice Territoriale di Accessibilità allo Sport premia principalmente le Regioni del Centro-Nord. Le prime Regioni in Italia mantengono un posizionamento invariato rispetto all’Indice 2023, con la Lombardia al 1° posto e un punteggio globale di 84 su 100, più di 10 punti superiore al 2° classificato, la Toscana. Allo stesso modo, le ultime Regioni si mantengono pressoché stabili, con la Basilicata in chiusura con un valore di 24,5 su 100.
Dall’approfondimento dei risultati dell’Indice emerge come una scarsa accessibilità allo sport rappresenti una rilevante barriera per i cittadini, scoraggiandoli alla pratica sportiva. L’Indice, infatti, si correla negativamente con la misura delle persone che non praticano sport.
Secondo il «Censimento nazionale impianti sportivi» condotto da Sport e Salute, attualmente il Paese dispone di 131 impianti sportivi ogni 100.000 abitanti, un dato che risulta 4,6 volte inferiore rispetto alla dotazione della Finlandia, tra i Paesi più attivi in Europa, e non equamente distribuito nel territorio nazionale.
Allo stesso modo, si riscontra una diversa accessibilità sportiva tra centri e periferie delle aree metropolitane. La disponibilità media di strutture per km2 è di 6,7 impianti nei centri delle aree metropolitane, un’offerta superiore del +30,5% rispetto ai 5,1 impianti nelle periferie.
Le disuguaglianze di accesso all’attività fisica si riscontrano anche indagando la presenza di impianti sportivi nelle scuole: in Italia, quasi 6 edifici scolastici su 10 non sono dotati di una palestra, anche in questo caso con evidenti discrepanze a livello territoriale. La quota di scuole non dotate di palestra, pari al 59,3%, è comunque in lieve diminuzione rispetto al 2022 (60,5%). La Liguria è la Regione con la maggior dotazione sportiva scolastica, raggiungendo il 60,7% degli edifici scolastici con palestra, seguita dalla Puglia e dalla Toscana. La peggior offerta di infrastrutture si registra invece in Calabria, che raggiunge il 77,4% di scuole senza palestra, seguita da Umbria e Sicilia.
Dalle elaborazioni sperimentali delle analisi emerge che la disciplina più praticata è il fitness, dove si concentra il 22,2% della domanda mappata; a seguire il calcio, con il 16,9%, e il tennis (14,0%). Contestualmente, il calcio è la prima disciplina in Italia per numero di impianti a disposizione, pari al 27,4% del totale, seguita dal fitness (23,3%) e dalla pallavolo (15,0%).
GLI OBIETTIVI DA RAGGIUNGERE
La Roadmap di obiettivi finalizzati al raggiungimento della Visione “2050 – Italia In Movimento” è stata così definita:
· rendere l’Italia entro il 2050 uno dei Paesi con il più alto livello di attività fisica e tasso di partecipazione sportiva della popolazione, garantendone e favorendone l’accesso a tutti i livelli in modo omogeneo e inclusivo. incrementare del +30% il numero di impianti sportivi raggiungendo una copertura territoriale di 170 impianti sportivi ogni 100.000 abitanti (in linea con la media dei Paesi europei);
· dotare tutti gli edifici scolastici di una palestra;
· ammodernare/riqualificare il 5% all’anno della dotazione impiantistica sportiva attuale (compresa quella scolastica);
· dimezzare la quota attuale di sedentari e raggiungere il 69% di popolazione attiva (secondo i criteri dell’OMS) entrando nella top-5 dei Paesi OCSE;
· triplicare la quota attuale di bambini attivi (secondo i criteri dell’OMS) entrando nella top-5 dei Paesi OCSE;
• mantenere il Paese nella top-5 mondiale del medagliere delle competizioni sportive ogni anno.
Il raggiungimento degli obiettivi della Roadmap consentirebbe di generare diversi benefici per il sistema-Paese, generando outcome rilevanti in ognuno dei domini di interesse.
Nel complesso, raggiungere gli obiettivi della Visione 2050 permetterebbe di evitare costi sanitari per un valore cumulato di -77,4 miliardi di Euro al 2050.
Raggiungere gli obiettivi della Visione 2050 consentirebbe di incrementare il PIL generato dalla filiera estesa dello sport di +264 miliardi di Euro cumulati nel periodo 2023-2050.
Grazie alla crescita economica prevista dalla Roadmap, l’occupazione nella filiera estesa dello sport avrebbe il potenziale di raggiungere quasi 900.000 lavoratori, con una crescita di +374.000 posti di lavoro tra il 2023 e il 2050 rispetto alla situazione attuale.
IN CONCLUSIONE
A partire da un ammontare di risorse da stanziare di 290 miliardi di Euro previsto come fabbisogno di spesa pubblica e privata per il periodo 2023-2050, il raggiungimento degli obiettivi della Visione 2050 genererebbe un ritorno strettamente economico di circa 380 miliardi di Euro, con un effetto netto positivo di +90 miliardi di Euro.
A tali impatti vanno però a sommarsi i numerosi benefici non puramente economico/monetari come i benefici in sociali (SROI9), il miglioramento della qualità della vita della popolazione e l’incremento del tasso di occupazione.
Per la piena realizzazione della Visione al 2050, l’Osservatorio ritiene necessario e di grande valore applicare il principio di «Sport in all policies», ovvero un approccio sistemico per la promozione dello sport nelle agende politiche di almeno 13 Ministeri, il quale garantisce la considerazione di tutte le determinanti di impatto del settore in un’ottica interdisciplinare e integrata.
L’attenzione istituzionale alle politiche sportive garantita da questo principio dovrà anche essere declinata all’interno di una strategia «Sport for all», assicurando la tutela della pratica per tutte le fasce di popolazione con l’istituzione di programmi ad hoc segmentati per ogni categoria di cittadino.