Abuso posizione dominante. Così l’antitrust apre una crepa nello sport italiano

4 Dicembre 2019
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L’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) condanna la FISE a pagare 450mila euro, la federazione sfruttava il proprio ruolo per impedire a gruppi e enti di promozione di fare attività, in violazione dell’art. 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.

In particolare FISE ha posto in essere una strategia abusiva volta a limitare l’ambito dell’organizzazione delle competizioni amatoriali equestri, con particolare riferimento alle specialità Attacchi e Salto a Ostacoli. L’Autorità Garante ha accertato che la strategia anticoncorrenziale si è realizzata mediante l’adozione di nuovi regolamenti maggiormente restrittivi, l’invio di lettere di diffida (a circoli, Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI, associazioni e, in generale, operatori del settore) volte ad impedire lo svolgimento di manifestazioni amatoriali di cui la Federazione asserisce la natura agonistica – e la mancata stipula di convenzioni con gli EPS e le altre società ed associazioni sportive, con cui regolare lo svolgimento dell’attività amatoriale e/o agonistica.

In tal modo FISE ha ristretto in maniera sostanziale la possibilità di svolgere l’attività amatoriale, limitando fortemente l’ambito di operatività degli altri concorrenti ed ampliando la propria sfera di attività.

Lo Sport in Italia, infatti, è una specie di piramide: in alto le Federazioni riconosciute dal CONI, una per disciplina, che si occupano dell’attività agonistica; in basso una miriade di enti, società, associazioni, libere di promuovere l’attività amatoriale. Una definizione vera di agonismo, però, non è mai stata fatta: ovvio che sorgessero dei problemi tra chi può fare cosa. Specie se le Federazioni tentano di allargare il proprio raggio d’azione.

Insomma, la FISE doveva promuovere l’ippica ma di fatto, paradossalmente, la ostacolava. A tale scopo addirittura si dichiara che non esiste un “grave abuso di posizione dominante”, che invece è stato adesso ufficialmente condannato: “La strategia anticoncorrenziale realizzata da FISE ha consentito alla Federazione di estendere l’ambito di attività agonistica con impatti negativi e grave pregiudizio alla concorrenza”, si legge nel dispositivo. “La violazione risulta grave in quanto posta in essere nella sua qualità di organizzazione riconosciuta dal CONI proprio al fine di promuovere e disciplinare l’attività equestre in Italia”.

Non solo per prestigio quindi ma per interesse, in nome di una sicurezza che, così FISE lasciava intendere, solo loro riuscivano a garantire, talvolta anche ingenerando dubbi (al limite della diffamazione) tra i partecipanti degli eventi promozionali organizzati dagli EPS (definiti talvolta “abusivi”) circa la legittimità delle coperture assicurative offerte dagli altri enti operanti nel settore. Ancora il Garante: “Non si tratta, tuttavia, di una concorrenza fisiologica basata sui meriti ma di una concorrenza esercitata da FISE per mezzo di un uso strumentale e distorto dei propri criteri di regolamentazione”

L’AGCM ha indagato a lungo – attraverso uno speciale Nucleo della Guardia di Finanza a sua disposizione, con tanto di ispezioni in cui ha trovato mail “compromettenti” – e ha confermato l’accusa. Nel fascicolo c’è di tutto: “modifiche regolamentari” per restringere gli ambiti, lettere di diffida a circoli, tesserati, operatori. Addirittura “procedimenti disciplinari”, come accaduto a una istruttrice squalificata per aver “osato” fare lezioni fuori dall’ orbita federale. A dimostrazione che non è la preparazione dell’istruttore ad essere determinante ma piuttosto l’ossessione di manifestare il proprio potere. Pratica, questa, purtroppo diffusa nei comportamenti di alcune Federazioni Sportive Nazionali.

Il provvedimento dell’AGCM era in realtà atteso proprio con queste proporzioni ed in perfetta coerenza con quanto avviene in Europa. Il Garante Europeo infatti ha già condannato quelle Federazioni internazionali, anche quelle riconosciute dal CIO, che hanno squalificato e/o deferito atleti partecipanti a gare proposte da soggetti terzi, non autorizzati dalle Federazioni riconosciute, per motivazioni simili a quelle con cui è stata condannata la FISE. Troviamo interessante l’articolo del prestigioso Studio Associato parigino Bertrànd, specializzato in Diritto Sportivo, seppure si faccia riferimento ad altra disciplina (recentemente ripreso anche dalla Gazzetta dello Sport): https://www.bertrand-sport-avocat.com/it/droitdusport/destra-di-Sport/Breves-legale/1345-comitato-the-europea-ISU-sanzionato-per-anti-pratiche

La Commissione Europea, con questa decisione, si rivolge più ampiamente a tutti gli organismi sportivi presenti in un paese membro dell’Unione Europea e ricorda che la lex sportiva deve rispettare la legislazione europea al fine di proteggere gli interessi degli atleti e rispettare i principi fondamentali del diritto europeo come quello della libera concorrenza.

In linea generale l’impressione che hanno i cittadini praticanti lo sport è quella che più di qualche player dell’ordinamento sportivo stia tentando sempre più spesso di “brandizzare” la disciplina sportiva, apporvi quasi un copyright, talvolta mascherandola come esigenza di sicurezza che “solo alcuni” riescono a garantire. L’unico riferimento al riguardo dovrebbe essere la legislazione Italiana ed europea.

Esistono altri contenziosi pendenti tra Federazioni e Enti di Promozione Sportiva: ci auguriamo che le Federazioni Sportive Nazionali riconosciute comincino a rivedere i perimetri di attività assieme agli Enti di Promozione Sportiva in modo da consentire una reale e sinergica collaborazione sul territorio, sviluppando congiuntamente le varie discipline sportive, per consentire la più ampia e sicura partecipazione sportiva al cittadino.

Cliccare qui di seguito per leggere il testo integrale del provvedimento: https://www.agcm.it/dotcmsdoc/allegati-news/A378E_chiusura%20istr-sanz_omi.pdf

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