Sport e Coronavirus: ancora chiuse le palestre scolastiche

9 Ottobre 2020
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Tra le tante problematiche che ruotano attorno alla ripresa delle attività sportive “indoor” c’è indubbiamente l’impossibilità di accedere alle palestre scolastiche da parte delle società dilettantistiche. Molte scuole, di fatto, hanno vietato l’accesso all’utilizzo pomeridiano delle proprie strutture.

Colpa del Covid, certo. Del caos normativo che ruota attorno alla regolamentazione dello sport di base, anche. Della rigidità – legittima – di alcuni dirigenti scolastici, spesso. Della paura per la contaminazione tra ambiente didattico ed extra-didattico, senza dubbio. Un timore, questo, ampiamente giustificato in quanto – per legge – la responsabilità di ciò che accade all’interno delle strutture scolastiche è del dirigente stesso, indipendentemente dall’orario dell’attività. E dove non è la paura a negare l’accesso, è direttamente il Comune a mettere il lucchetto.

Ne consegue che molte associazioni sportive non possono usufruire delle palestre scolastiche, non facendo, quindi, attività di alcun tipo. E questo non si traduce solamente in un “problema sportivo”, bensì in una emergenza lavorativa per migliaia di addetti ai lavori.

Detto che l’allenamento a distanza non permette una formazione atletica all’altezza delle prestazioni, le società hanno provato in tutti i modi ad utilizzare gli spazi polifunzionali delle scuole, aderendo a tutte le richieste e accettando tutte le condizioni compresa un’assicurazione aggiuntiva, la sanificazione dei locali, con l’accollo della responsabilità di eventuali problemi sanitari, e impegnandosi a versare le quote dovute anche per le ore non utilizzate.

Tutto è caduto nel vuoto.

Ora l’auspicio è la ripresa di una forte collaborazione tra scuola e società sportive, come tra il Ministero della Salute e quello dell’Istruzione, per tutelare sia il diritto degli studenti a compiere completamente il percorso formativo e nello stesso tempo garantire a ragazzi e ragazze la possibilità di fare sport permettendo alle società sportive di portare avanti la propria attività.

Si comprendono le difficoltà delle direzioni scolastiche che, alle prese con i nuovi protocolli di sicurezza per limitare la diffusione del contagio da Coronavirus, sono alla ricerca continua di nuovi spazi per garantire il distanziamento in aula evitando così il formarsi di classi sovraffollate. Ma non si possono ignorare le preoccupazioni delle società sportive, che proprio a causa di questa esigenze delle scuole, si ritrovano con una minore disponibilità di palestre.  Sono poche società proprietarie anche delle strutture in cui praticano la propria attività. Ma se si riconosce, oltre al valore ludico, anche la valenza sociale e sanitaria dello sport, inteso come elemento di aggregazione e di benessere psico-fisico, allora occorre che le istituzioni si facciano carico di questo problema.

Senza palestre il rischio è che l’80% delle società sportive chiudano i battenti con ricadute negative in termini economici ed occupazionali.

Solo a Roma sono 300 le associazioni sportive che da anni, partecipano ai bandi dei Municipi ed hanno ottenuto la concessione per l’uso delle palestre scolastiche.

Ad oggi, non hanno ancora ricevuto alcuna comunicazione formale per l’uso degli spazi negli istituti superiori. Le procedure di sicurezza da rispettare hanno di fatto bloccato un comparto che ogni anno permette a oltre 100 mila giovani di fare sport anche tre volte alla settimana a costi calmierati per le famiglie.

Nel Decreto “Rilancio Italia” sono molti gli articoli riservati alle misure di sostegno per lo sport che assume così un ruolo centrale per il Paese come forse non lo era mai stato nella sua storia. Pertanto si desidera un ritorno alla “normalità” con tutto l’impegno che le associazioni ed i centri sportivi sono pronti a fornire.

Il Presidente dell’ACSI, Antonino Viti, fornisce un quadro chiaro sulle difficoltà in cui versano le società sportive e rimarca con forza il ruolo fondamentale che svolgono sul territorio, oltre il possibile rilancio per sollevare dalla rovina economica il settore.

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